[Testo, tema svolto] L'amor cortese letteratura

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    [Testo, tema svolto] L'amor cortese letteratura

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    Tema sull'amor cortese: Il topos principale della letteratura del XII secolo è l’amore cortese.
    La poesia trobodorica, con la lirica provenzale aspira all’esperienza amorosa, rigorosamente adulterina e non corrisposta. L’amore infatti infonde di più quando non si arriva mai al possesso totale. La coscienza del fallimento amoroso, del dominio assoluto sulla persona del poeta non spegne tutta la volontà dell’autore di perseguitare caparbiamente le proprie finalità.
    Il concetto di cortesia esprime una nuova visione del mondo che investe i rapporti sociali, il comportamento e il modo di intendere il sentimento amoroso.
    La novità principale di questo modo di intendere i rapporti sociali risiede nell’etica dell’amor cortese. Il feudalismo si basava, come si sa, su una rigia divisione tra le classi: gli uomini e le donne del popolo, i contdini e le pastorelle non potevano ambire alla conquista amorosa di un cavaliere o di un re, poiché ognuno doveva restare, anche in amore, entro i confini imposti dal proprio rango. A partire però dall’esperienza della poesia considerata si ha una trasformazione dell’immaginario amoroso.
    Infatti con il De amore (un breve saggio su come bisogna comportasi in amore) ,Andrea Cappellano sostiene che tra un uomo di umili condizioni e l’amata di nobili natali sia lecito che nasca l’amore e che essi lo vivano a dispetto delle barriere sociali e morali. A questa conclusione Andrea Cappellano giunge osservando che il vero sentimento amoroso può albergare solamente nelle persone oneste e nobili di costumi con l’esclusione di malvagi e delinquenti. Ne segue che le virtù non sono determinate dalla categoria sociale a cui si appartiene: un nobile di sangue può anche essere malvagio e corrotto, così come un plebeo , al contrario, può dimostrarsi un uomo moralmente “mobile”.
    Un aspetto quindi importante dell’amore cortese è la centralità della figura femminile, che diventa l’oggetto di amore da parte dell’amante. La donna è al centro dei desideri dei poeti che la ritraggono bellissima e irraggiungibile.
    L'atteggiamento medievale nei confronti delle donne risentiva molto degli insegnamenti della chiesa, che considerava la donna responsabile della caduta dell'uomo nel peccato e della sua cacciata dal Paradiso. La donna era una tentatrice, uno strumento del Diavolo, un male necessario. Il matrimonio era spesso visto come una condizione degradata. Il diritto canonico consentiva di picchiare la moglie e di ripudiarla, contribuendo così a umiliare e a soggiogare le donne. Sotto quasi ogni aspetto la donna era considerata inferiore all'uomo. Ma con l'arrivo dei trovatori, la mentalità degli uomini cominciò a cambiare.
    Il primo trovatore di cui si abbia notizia fu Guglielmo IX, duca d' Aquitania. La sua produzione poetica fu la prima a contenere gli elementi che caratterizzarono l'originale concetto trobadorico dell'amore, che venne poi chiamato "amor cortese". I poeti provenzali stessi lo chiamavano verai'amor (amore vero) o fin'amor (amore sublime). Era un concetto rivoluzionario, in quanto ora la donna non era più relegata in una posizione di abietta inferiorità rispetto all'uomo.
    La poesia trobadorica conferiva alla donna grande dignità, onore e rispetto. Essa diventava l'incarnazione di qualità nobili e virtuose. Alcune canzoni lamentavano la fredda indifferenza della dama nei confronti del poeta-ammiratore. Almeno in teoria, l'amore del trovatore doveva rimanere casto. Il suo obiettivo principale non era possedere la dama, bensì il raffinamento morale che l'amore per lei gli ispirava. Per rendersi degno, l'aspirante poeta doveva coltivare umiltà, padronanza, pazienza, lealtà e tutte le nobili qualità che la dama possedeva. In questo modo l'amore poteva trasformare anche l'uomo più rozzo.
    I trovatori credevano che l'amore cortese fosse la fonte del raffinamento sociale e morale, che gli atti cortesi e le nobili gesta nascessero dall'amore. Quest'idea venne elaborata e diventò il fondamento di un intero codice di condotta che, con il tempo, fu assorbito anche dalla gente comune. In contrasto con la società feudale, rozza e brutale, era iniziato un nuovo modo di vivere. Ora le donne si aspettavano che i loro uomini fossero altruisti, premurosi e gentili: in una parola, gentiluomini.
    Anche nella poesia della scuola siciliana il rapporto amoroso, presentato da un punto di vista "feudale", in cui la dama è il signore e l'amante il vassallo, è focalizzato sulla donna, colei da cui non è possibile stare divisi; anche se gli effetti dell'amore riguardano l'amante, sul quale è studiata la fenomenologia dell'amore. L'amore è fortemente concettualizzato e le sue manifestazioni sono stereotipe e convenzionali: la donna resta, per convenzione, irraggiungibile.
    L’uomo infatti contempla la donna, affascinato dalla sua bellezza, dal portamento e dallo sguardo, arrivando addirittura alla devozione totale e a perdere il suo stesso onore.

    Tema sull'amor cortese 2: Nelle raffinate corti francesi dell'XI e del XII secolo nasce la nuova concezione dell'amore (amore cortese o "fin'amor" come si diceva in provenzale), che fu la base della lirica, e più in generale della letteratura romanza fino alla fine del Duecento.

    Per comprendere lo sviluppo di questa nuova teoria occorre risalire indietro nel tempo. Il Medioevo aveva ereditato dall'antichità classica la concezione erotica di Ovidio, il "maestro dell'amore sensuale" (lascivi praeceptor amoris), le cui opere ebbero una straordinaria circolazione. Questa concezione ludica e spregiudicata entrò in crisi con la rivoluzione cristiana, che mutò radicalmente i parametri dell'amore, quando i padri della chiesa elaborarono una complessa precettistica che mirava sia a condannare la libertà nei rapporti erotici sia a disciplinare l'amore coniugale. Su questa linea della condanna di ogni passionalità si muovono scrittori ed educatori di parte ecclesiastica (ad esempio Pietro Lombardo e Ugo di San Vittore) fino al XII secolo, cioè nel pieno della cosiddetta civiltà cortese, legata alle corti della Provenza e della Francia settentrionale.

    Su una nuova idea della vita, fondata sugli ideali di liberalità, magnanimità, raffinatezza, venne a innestarsi una nuova concezione dell'amore, assai più nobile e intensa di quella che emergeva nelle pagine di Ovidio, autore pur riscoperto e valorizzato in quegli ambienti. Fu allora che fermenti di libertà intellettuale e di tolleranza morale cominciarono a scardinare l'ortodossia cristiana nell'ambito erotico. Questa nuova concezione trovò la sua codificazione nel trattato De amore di Andrea Cappellano vissuto alla corte di Maria di Champagne (fine XII secolo). Per Andrea l'amore è una passione naturale che si origina dalla vista e dal pensiero ossessivo della bellezza di una persona di sesso diverso che fa nascere un intenso desiderio di portare a compimento con volontà concorde tutti i precetti dell'amore, senza escludere il godimento fisico. Questa famosa definizione comporta l'esclusione dell'amore dal rapporto coniugale: l'amore è extra-coniugale perché il vincolo matrimoniale, con la legalità e disponibilità del possesso, elimina la trepidazione che nasce dal desiderio ostacolato; ed è spesso asimmetrico, cioè rivolto ad una donna sposata di rango più elevato del poeta. L'amore è quindi adorazione segreta, intimo vagheggiamento dell'amata, dedizione, servizio, stupefatta contemplazione dell'amante di fronte all'amata, la cui superiorità è sintesi di bellezza fisica (stereotipata nella chioma bionda e nella luce del volto) e di qualità morali. L'amore è sempre esperienza gratificante, anche nell'insuccesso, perché diventa per l'amante, nobile di animo, un itinerario di affinamento interiore.

    L'amore cortese includeva così una vasta gamma di possibilità tematiche: adorazione quasi religiosa, analisi dei turbamenti e degli stati d'animo dell'amante-poeta, processo di perfezionamento interiore. Sue convenzioni topiche sono: la lode della donna amata, l'innamoramento per una donna lontana, la figurazione dell'amante silenzioso e in pena, il servizio alla donna, il ricorso ad ambigui riferimenti o alla perifrasi per evitare una chiara identificazione della donna (il cosiddetto, pseudonimo, o senhal). In parecchi casi il poeta adotta uno stile di ricercatezza e allusività oscuro ed ermetico (il trobar clus, "poetare chiuso, oscuro") contrapposto al trobar leu ("poetare chiaro"). La produzione dei trovatori (poeti, dal verbo provenzale trobar, "poetare") provenzali (fine XI - XII secolo) è vastissima. Ci sono giunti 2542 componimenti: un decimo di essi sono adespoti (privi di autore), gli altri si ripartiscono fra 460 autori di cui è noto almeno il nome. Dalla Provenza i temi e i moduli della lirica cortese si diffondono, attraverso i frequenti spostamenti dei trovatori da una corte all'altra, nel mondo germanico, in Spagna e in Italia. In Italia ebbero un'influenza notevole nell'ambito della Scuola siciliana e dei successivi poeti toscani fino allo Stilnovo.

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    Hai visto la realtà, dovresti essere in grado di capire... nessun desiderio può diventare realtà in questo mondo. Ecco perché sto seguendo il sogno dell'Occhio Lunare. Io voglio costruire un mondo dove gli eroi non devono trovare scuse pietose di fronte alle tombe Obito Uchiha

     
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0 replies since 24/10/2012, 21:31
 
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